Diritto al tetto 12/o1/2oo9

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Il Gazzettino

Mercoledì 14 Gennaio 2009, Castelfranco
(MC) Sit-in dei Comunisti Italiani davanti al municipio per dire “no” al provvedimento per l’abbassamento dell’Ici sulle seconde case che vengono mantenute sfitte. L’altra sera un gruppi di ragazzi armati di cartello si sono piazzati davanti al Comune prima che iniziasse il Consiglio comunale. «In pratica il Comune – recita una nota diffusa da Alessandro Squizzato, coordinatore dei Comunisti Italiani di Castelfranco -, argomentandolo come un provvedimento anti-crisi e un aiuto a “rialzare le sorti”, niente meno, del mercato immobiliare, incentiva i proprietari a lasciare vuoti gli appartamenti. Le case sfitte sono tantissime da tempo e i giovani che iniziano a costruire un proprio nucleo sono portati sempre più a spostarsi nei comuni vicini, dove i costi sono più normali. Non è certo da imputare alla recente crisi dunque la paralisi del “mercato immobiliare” cittadino, che si trascina da tempo. Il rialzo dell’Ici per quegli appartamenti che rimangono sfitti era un incentivo naturale a non lasciarli tali, era una penale a quei proprietari che pur non trovando mercato si sono rifiutati di abbassare i prezzi degli affitti, fuori portata per tantissime persone normali, non certo poveri o indigenti». I manifestanti hanno esposto i vantaggi del Social Housing ed hanno anche formulato una proposta concreta in alternativa al provvedimento del Comune. «E’ attualmente in vigore il Fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, nazionale e ripartito per le regioni – scrive sempre nella nota Alessandro Squizzato -. La funzione è proprio quella di fornire un aiuto a quelle figure in difficoltà economica che non rientrano nelle quote per l’edilizia popolare».

La Tribuna di Treviso

CASTELFRANCO. Crociata dei Comunisti Italiani contro l’abbassamento dell’Ici per le seconde case.
«Si incentiva i proprietari a lasciare sfitti gli appartamenti – attacca il portavoce Alessandro Squizzato – alla faccia della crisi». Lo scorso 22 dicembre il consiglio comunale approvava l’allungamento dei tempi da 6 mesi a due anni per l’aumento dell’Ici per le case sfitte. «I mancati introiti dovuti alla manovra di riduzione Ici – aggiunge Squizzato – potevano essere versati a integrazione del fondo per le famiglie di difficoltà». Lunedì sera durante il consiglio comunale i Comunisti Italiani hanno organizzato un sit-in davanti al municipio.
Al centro della protesta la decisione dell’amministrazione di allungare i tempi per l’ aumento delle aliquote Ici per gli alloggi sfitti. Con il vecchio regolamento l’appartamento doveva rimanere sfitto per 6 mesi prima di incorrere nell’aumento dell’Ici. Ora l’amministrazione ha deciso di portare questo termine a 2 anni.
La modifica recepisce un’istanza che arriva dal governo centrale. Lo scopo è quello di dare un aiuto al mercato immobiliare attualmente in difficoltà. Affittare un appartamento è sempre più difficile anche in città. Con la variazione approvata lo scorso 22 dicembre dal consiglio comunale si cerca di non andare a gravare sulle spalle dei proprietari. Una lettura diversa quella dei Comunisti Italiani.
«Il rialzo dell’Ici per gli appartamenti sfitti – dichiara Alessandro Squizzato – era un incentivo naturale a non lasciarli tali, era una penale a quei proprietari che pur non trovando mercato si sono rifiutati di abbassare i prezzi degli affitti, fuori portata per tantissime persone. Quale sarebbe allora l’aiuto al mercato immobiliare? Questo sembra semplicemente un aiuto ai proprietari di seconde case e i primi a sfregarsi le mani per questa trovata saranno gli speculatori. Se una speranza ci fosse mai stata che gli affitti drogati scendessero, ora di sicuro non c’è più». La richiesta è di ripristinare i sei mesi e di impiegare i soldi derivanti dall’aumento dell’Ici per progetti alternativi.
«E’ attualmente in vigore il fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, nazionale e ripartito per le regioni – continua Squizzato – La funzione è di fornire un aiuto a chi è in difficooltà economica e non rientra nelle quote per l’edilizia popolare. Gli introiti del Comune di Castelfranco sull’Ici per le case sfitte potevano essere versati a integrazione del fondo. Altra ipotesi è quella del social ausing, pratica abbastanza diffusa e sperimentata soprattutto in alcuni paesi del Nord Europa. Progetti di coabitazione per lavoratori precari, studenti, giovani coppie, anziani».
(Daniele Quarello)


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